Evolviamoci

Evolviamoci

Il trasferimento in una nuova città è sempre un po’ traumatico: devi ricominciare daccapo, ricalibrare la routine, familiarizzare con una realtà diversa.
In un contesto economico e sociale in costante evoluzione finiamo per dover evolvere anche noi e, un po’ come i pokémon, ci troviamo a passare dallo status di un primitivo Bulbasaur al più potente Ivysaur. Non potendo restare per sempre rintanati nella nostra pocket-ball, ci troviamo ad affrontare l’ambiente nuovo, il pianeta apparentemente ostile in cui ci hanno lanciato (per restare in tema sfere pocket).

Come fare, dunque, per superare l’agonia del trasferimento? Come possiamo abituarci alla nuova atmosfera/clima/nebbia/troppo caldo/troppo freddo/troppa pioggia/troppo sole (che ne so, magari siete fotosensibili come i vampiri di Twilight)?
La risposta c’è e, al di là dei consigli poco politically correct che potrei darvi (scaricatevi Tinder!), si chiama associazionismo, si chiama Rotaract.

Ovunque voi siate nel mondo c’è un club, un gruppo di amici (se non altro potenziali) pronto ad accogliervi e, visto che sono egocentrica, vi racconterò la mia storia.

Premetto che vengo da una città piena di sole in cui, se la temperatura scende sotto i dieci gradi, scatta l’allarme gelo. Trasferita a Trieste, un collega della gloriosa facoltà di legge mi ha introdotta nel club locale e, tra uno spritz e l’altro, anche la bora aveva finito per ricordarmi il vento del sud. Trovato l’equilibrio a nord-est, dopo nove fantasmagorici anni, vengo catapultata a nord-ovest. Esattamente dall’altra parte dello stivale, con il mar Adriatico rimpiazzato dal Po e con la nebbia così fitta che (giuro) l’altro giorno ho dovuto accendere il navigatore mentre facevo una passeggiata. Dopo questa premessa meteorologica, tralasciando lo sconforto complessivo, ecco il gran finale: anche a Torino c’è il Rotaract! Anzi, non ce n’è uno solo, ce ne sono addirittura 20!
Vinta la timidezza iniziale ho iniziato a lasciarmi coinvolgere e, fidatevi, non c’è occasione più bella dei service attivi, del lavoro socialmente utile, per creare affiatamento in un gruppo di amici che condividono un’esperienza vera e non soltanto un bicchiere di vino (preferibilmente Barolo).

Con i club torinesi Rotaract Augusta Taurinorum e Rotaract Rivoli, offriamo ogni settimana un po’ di conforto ai senza fissa dimora che affollano le gelide strade torinesi. Ascoltiamo le storie, i dolori, guardiamo gli sguardi di chi non ha niente e cerca solo un po’ di conforto. “Mangia, dona, ama” è il nome del progetto che da qualche mese vede decine di ragazzi, torinesi e non, calpestare le gelide strade del centro città. Anche questa volta però, come spesso succede nel Rotaract, il regalo più bello lo facciamo a noi stessi perché non c’è nulla di più appagante di uno sguardo che si riaccende, di un sorriso che lentamente si allarga, di una speranza finalmente ritrovata. Ci evolviamo nella versione più bella di noi.

Gotta Catch ‘Em All! Rotaract, scelgo te!