Sfatiamo cinque stereotipi sui rotaractiani

Sfatiamo cinque stereotipi sui rotaractiani

Molti sono i luoghi comuni e le dicerie concernenti coloro che si iscrivono a club socio-culturali come il Rotaract. Una volta si diceva “vox populi, vox deo”, ma, nella fattispecie in esame, per il solo fatto che si discuta, sia nella vita quotidiana sia sui social, di quelli che sono diventati falsi cliché di stigmatizzazione di una determinata categoria di giovani che si impegnano per la realtà locale, il detto antico non corrisponde alla realtà.

Analizziamo, dunque, la percezione (errata) che talvolta hanno di noi gli individui esterni al Club:

  1. Il Rotaract viene spesso associato a società segrete come la Massoneria, o, addirittura, a “oscure sette religiose”  o “combriccole di potere” al pari delle lobby.

C’è da fare un poco di chiarezza in quanto le associazioni massoniche rappresentano l’antitesi delle associazioni di servizio: alla base delle prime vi è la costante ricerca della verità al fine di realizzare una fratellanza universale, tutto ciò in un contesto di assoluta segretezza e col divieto di rivelare le attività svolte nelle logge a persone esterne; le seconde, al contrario, sono nate con lo scopo di diffondere l’ideale di “servire” ed aiutare il prossimo in modi concreti, mediante le proprie capacità sia umane che professionali, senza avere secondi fini. Inoltre, le varie lobby tendono a condizionare i poteri forti dei vari Stati dove esercitano le loro fratellanze per per giungere a un più ampio controllo globale degli organi di decisione e costituire, di fatto, una moderna forma di oligarchia. Di contro, le attività dei soci del Rotaract sono pubbliche e tendono essenzialmente al raggiungimento dell’uguaglianza sociale, alla diffusione di cultura, alla trasmissione di ideali e al supporto di battaglie scientifiche e sociali tendenti al miglioramento della società.

 

  1. Nel Rotaract si organizzano soltanto cene, incontri formali e feste, dove le persone, definite “tutto fumo e niente arrosto”, sono sempre agghindate e pronte a sfoggiare un outfit all’ultima moda degno delle passerelle della scorsa Fashion Week.

Si sa che la mente umana crea inconsapevolmente stereotipi, che successivamente vengono trasformati in pregiudizi, per cercare di dare una risposta alle questioni che si manifestano nella realtà, ma la maggior parte delle volte queste credenze, in seguito a prove ed esperienze tangibili, si rivelano completamente sbagliate.

I club realizzano ogni anno molti progetti e service benefici con lo scopo di raccogliere fondi da investire in aiuti concreti: ad esempio, soltanto per citarne alcuni, nel nostro Distretto, col progetto “Addolciamo l’Autismo” è stato creato un laboratorio di pasticceria per ragazzi affetti da autismo; oppure col progetto “Handicamp di Albarella” si dà la possibilità di trascorrere dei giorni di vacanza felici e spensierati a un gruppo di disabili e alle loro famiglie, in un contesto sereno ed accogliente.

A volte l’apparenza inganna: se è vero che capita di indossare un bel vestito da sera per un evento conviviale, dove magari si cerca di raccogliere qualche fondo per una battaglia che si vuole portare a buon fine, è anche vero che per giorni e settimane si lavora, nel più totale anonimato e senza foto e passerelle, con jeans, maglietta e scarpe da ginnastica, per vendere arance, uova di Pasqua, piantine e i più disparati articoli, a sostegno di associazioni benefiche. Ancora, molto spesso si corre a destra e a sinistra per individuare e convincere finanziatori di questo o di quel progetto di solidarietà. Il tutto con fatica, grande senso del dovere, responsabilità, dedizione alla causa e rispetto degli ideali personali e del club.

 Ecco perché sarebbe meglio confrontarsi e conoscere meglio il contesto, al posto di emanare giudizi a priori.

  1. Il Rotaract fa discriminazioni d’accesso.

Assolutamente falso! Ovviamente, l’aspirante che manifesta il desiderio di unirsi al club deve avere determinate caratteristiche, tra cui buon carattere e potenziali qualità di leadership e dedizione, oltre ad aspirazioni personali e professionali. Una persona che sappia stare in gruppo e che faccia gruppo, che abbia le capacità di arricchire il club e allo stesso tempo se stesso e che sappia comprendere e diffondere il valore del servire.

Si può dire, quindi, che il Rotaract non è un club “chiuso”, ma selettivo, ed è proprio questa la sua chiave vincente, cioè il meccanismo principe per il corretto funzionamento di tutti i suoi ingranaggi e per il conseguimento di tutti i suoi progetti e per il successo in generale del club stesso.

  1. I membri del Rotaract sono tutti snob, persone che si danno arie piene di sé.

Chi pensa che i Rotaractiani si possano equiparare ai personaggi di Gossip Girl, quali persone superficiali, viziate e con un atteggiamento impositivo non ha mai avuto la chance di confrontarsi con uno qualsiasi di essi.

Il giusto ritratto del Rotaractiano tipo, invece, è quella di un giovane dedito allo studio o al lavoro, che abbia voglia di impegnarsi in progetti concreti a sostegno della comunità. Una persona che, piuttosto che bighellonare in cerca di divertimenti, frequentare assiduamente le discoteche, drogarsi, perder tempo rimandando le responsabilità dell’età adulta, si rimbocca le maniche, dando voce alla propria coscienza e mettendo in atto quanto di buono gli è stato insegnato per la costruzione di una futura migliore società.

  1. Si è membri per status symbol.

Da sempre appartenere ad un’associazione elitaria o ad un club ha fatto credere, a chi ne fa parte e a chi osserva dall’esterno, di poter essere considerato snob, quasi l’iscrizione fosse da ostentare come uno status symbol.

Tutto ciò non accade con il Rotaract. L’unico motivo che ci anima e ci motiva ad associarci è la volontà di servire. Lo spirito di servizio è sincero, sentito e gratuito. Fortemente vero e per questo non ostentato: nessuno di noi mai si vanterà delle campagne benefiche che riuscirà a realizzare e delle persone che riuscirà ad aiutare concretamente.

Status symbol? L’unico che ci concediamo è la spilletta che con onore portiamo sulle nostre giacche.

Una volta sfatati i molti luoghi comuni sul nostro meraviglioso club, mi auguro che una volta per tutte siano chiare le nostre finalità, le nostre motivazioni e le nostre attività, senza più futuri fraintendimenti.

Come scrisse Eschilo, “molti preferiscono l’apparenza più che l’essenza”: speriamo che in futuro, prima di emettere giudizi morali sui noi giovani Rotaractiani si avrà la correttezza di non fermarsi a singole foto di un evento o di una serata benefica, ma si abbia la voglia di voler comprendere fino in fondo quel che siamo e perché lo facciamo.