Chi ha paura del dottore? – Progetto Teddy Bear Hospital

Il progetto Teddy Bear Hospital: l’ospedale spiegato ai bambini

Tra i vari progetti di service nazionali che i Distretti del Rotaract d’Italia hanno abbracciato quest’anno, va senz’altro menzionato il Teddy Bear Hospital (TBH), un progetto dedicato ai bambini che sta riscuotendo notevole successo tra i Club.

Di cosa si tratta?

Questo service ha come obiettivo quello di implementare la fiducia dei più giovani nei confronti dei medici e, in generale, delle strutture ospedaliere. Tramite un approccio di tipo ludico (fingere di curare un orsetto), si vuole abituare i piccoli pazienti di età scolare e pre-scolare a non temere i famigerati camici bianchi. In sostanza, si tratta di un gioco di ruolo in cui i bambini impersonano i genitori dei peluche, infortunati o malati, e i volontari (studenti o, in questo caso, rotaractiani) interpretano i dottori che li guariscono.

Per quanto riguarda l’attuazione pratica del progetto, le linee-guida prevedono tre fondamentali modalità di esecuzione: la School version, la Hospital version e l’Ambulance version. Com’è facile notare, la differenza principale fra le tre opzioni risiede nel luogo di svolgimento. Nella versione ambientata nelle scuole, i soci del Rotaract impersonano i medici sotto la supervisione delle maestre e il progetto diviene parte della programmazione annuale delle classi. Nella seconda ipotesi, la cura degli orsetti avviene proprio all’interno di un ospedale, che fornisce gli spazi e il personale appositi: in questo modo i bambini hanno l’occasione di interagire con i reali operatori e macchinari della struttura. Infine, nell’Ambulance version, il service è ambientato all’interno di un’ambulanza collocata all’aperto. Anche qui, il personale e gli strumenti concessi allo scopo rendono ancor più simile al vero l’esperienza dei giovani partecipanti al progetto.

In tutti i casi, lo svolgimento del progetto prevede l’avvicendarsi dei tre momenti principali di diagnosi, cura e terapia e la stesura di referti e questionari conclusivi.

Un po’ di storia …

Il TBH è stato attivato per la prima volta dalle associazioni EMSA (European Medical Students’ Association) e IFMSA (International Federation of Medical Students’ Association), al fine di avvicinare dei bambini sani (3-12 anni) all’ambiente medico. Il progetto si basa sulla constatazione che la familiarizzazione con l’ospedale in età scolare potrebbe prevenire i livelli di ansia dei piccoli pazienti al momento del bisogno.

Come riportato dalle linee-guida fornite dal Distretto 2042, ad oggi il TBH è stato sperimentato in 21 scuole di medicina britanniche, 8 australiane e 2 irlandesi. Anche in Italia il progetto viene spesso promosso con successo dagli Atenei oppure dai SISM (Segretariato Italiano Studenti di Medicina), sicché non è raro incontrare nelle piazze gli ospedali dei pupazzi.

Il TBH nel Distretto 2060

Come si è detto, il nostro Distretto ha aderito al progetto TBH in quanto service nazionale di quest’anno. La proposta è stata avanzata dal Distretto 2042 (Lombardia settentrionale), su idea di Valentina Villa, rotaractiana di Saronno e medico chirurgo di professione. In Lombardia, del resto, questo service è molto apprezzato e viene promosso a livello distrettuale ormai da due anni.

Per il momento, nella nostra area di competenza sono già stati organizzati con successo due eventi inerenti a questo service: il 5 marzo dalla Zona 5 e l’8 aprile dal Rotaract Club Padova Euganea. Entrambi gli appuntamenti si sono svolti in piazza e si sono conclusi in maniera molto proficua, coinvolgendo, nel complesso, ben 140 bambini di tutte le età.

Tuttavia non è finita qui! Entro giugno si attiveranno anche i RAC Arzignano-Valle dell’Agno, Castelfranco-Asolo, Conegliano-Vittorio Veneto, Mestre Insieme, Noale, Rovigo, Verona, Verona International, Peschiera del Garda Veronese.

Insomma: ad oggi, la Presidente della Commissione Azione Pubblica Ginevra Maniero non può che ritenersi pienamente soddisfatta del complessivo andamento del progetto. Secondo Ginevra i Club hanno agito in maniera estremamente propositiva ed entusiasta, anche grazie al prezioso supporto della referente distrettuale per il Teddy Bear Hospital, Giulia Marchione.

Il ruolo di Giulia si è dimostrato fondamentale soprattutto a livello operativo: l’attuazione del service, infatti, presenta non poche difficoltà d’ordine pratico.

Innanzitutto non è semplice reperire un numero così elevato di orsetti. “Il fornitore di Milano che ci era stato indicato”, racconta Giulia, “ha esaurito i peluche prima del previsto, lasciandoci decisamente in difficoltà. Fortunatamente Silvia Bonato Pinat (che ringrazio infinitamente per il fondamentale apporto) è riuscita a siglare un contratto con la nota azienda Trudi, ad un prezzo vantaggioso, rendendo possibile la realizzazione degli eventi”. In secondo luogo, prosegue la referente, “una volta ottenuti, i quattrocento piccoli pupazzi dovevano trovare una casa … la mia casa! Può sembrare un dettaglio di poco conto, ma i tre metri cubi di scatole piene di orsetti, stipate per mesi nel mio garage, hanno reso ben poco agevoli alcuni momenti della vita quotidiana”. Infine, la questione più delicata è senz’altro l’individuazione del luogo più consono per svolgere l’evento. Talvolta, seppur armati delle migliori intenzioni, i volontari rischiano di risultare d’intralcio al personale ospedaliero o scolastico. Per questo motivo, come sottolinea Giulia, molto spesso si adotta la versione ambientata nelle piazze. Tuttavia anche questa scelta nasconde delle insidie: bisogna infatti affrontare un iter burocratico significativo al fine di ottenere i regolari permessi per occupare il suolo pubblico, stando sempre attenti a evitare le zone a traffico limitato e quelle troppo poco battute dalle persone. Infine, qualsiasi strada si scelga, si deve ricordare che l’utenza del progetto è costituita da ragazzini minorenni, pertanto è necessaria la massima osservanza delle norme sulla protezione dell’immagine e dei dati personali.

“Fortunatamente”, conclude Giulia, “tutti questi ostacoli sono risolvibili con la buona volontà. Alla fine, del resto, la soddisfazione di aver portato a termine l’obiettivo premia i soci di ogni fatica. L’aspetto più sorprendente di questo tipo di service? Coloro che giuravano di non avere dimestichezza coi bambini hanno dovuto ricredersi: all’ospedale dei pupazzi si divertono proprio tutti”.